L’atteggiamento

L’Atteggiamento da coltivare nella pratica di Mindfulness

Possiamo coltivare l’abitudine alla consapevolezza cominciando con l’attenzione proprio sul nostro stato d’animo, momento per momento, il tempo che fa all’interno.  Gradualmente sviluppiamo l’abitudine ad uno stato d’animo utile per la pratica, che diventa sempre più la norma anche nelle altre sfere della vita quotidiana. Ad esempio, quando un nostro interlocutore nota la qualità dell’attenzione che abbiamo nei suoi confronti, ne guadagna il rapporto stesso ed entrambe le persone coinvolte. Il fondatore americano di Mindfulness, Jon Kabat Zinn,  indica sette stati d’animo da coltivare:

Il Principiante: la curiosità e meraviglia delle cose nuove, con gli occhi da bambino, nei momenti in cui guardiamo ‘dentro’ e quando allarghiamo l’attenzione al mondo che ci circonda.

Non giudicante: diventare consapevole dei nostri giudizi, in bene o male, sulle cose e persone, in modo da poter valutare senza pregiudizi ma con perspicacia, oggettività e saggezza.

Accettazione: a volte la realtà è difficile ad accettare, come il dolore cronico e disabilitante, ma il primo passo per aprirsi ad un’evoluzione positiva è sempre di accettare la situazione attuale in cui ci troviamo.

Lasciar andare: l’abilità di lasciar perdere ogni nostro attaccamento a ciò che non possiamo più avere o essere.

Non sforzarsi: Mindfulness non ha niente a che fare con lo sforzo che ci viene richiesto abitualmente, che creerebbe solo tensione, ma si basa piuttosto su un approccio di dolce, pacifica gentilezza.

Pazienza: imparare la calma e lucidità come stato base, superando la smania frenetica di fare, arrivare o cambiare velocemente.

Fiducia: non come ingenuità, ma come resilienza nei confronti delle catastrofi quotidiane della vita; fiducia nelle nostre capacità di affrontare ciò che troveremo sulla nostra strada.

Generosità: con generosità nel cuore attiviamo gli ormoni endorfina e ossitocina e proviamo il senso di benessere di un cuore grande e amorevole e il senso di Oneness, di appartenere al tutt’uno della totalità dell’universo.

Gratitudine: normalmente diamo per scontato tante cose che funzionano, come le parti del corpo, gli occhi, il respiro, ecc. mentre possiamo davvero provare gratitudine per la meraviglia della vita.

 

Non è necessario memorizzare questi stati d’animo singolarmente perché sono comunque interconnessi e in qualche modo incorporati nello stato di base essenziale di Accettazione non giudicante.

 

Nelle lingue asiatiche, dei luoghi dove nasce la meditazione, le parole ‘mente’ e ‘cuore’ è la stessa parola, quindi il termine occidentale ‘mindfulness’ per questa disciplina, a rigore dovrebbe comprendere anche ‘heartfulness’, e cioè il significato di consapevolezza di cuore, nel senso metaforico. L’essenza di questa pratica in effetti è il riconoscimento dell’interconnessione della Coscienza personale alla Coscienza universale, partendo dalla persona nella sua totalità di mente-cuore, con la trasformazione che questa Consapevolezza porta nella nostra esperienza del qui e ora su questa Terra.